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Venerdì 9 Maggio 2008

Novella 2000? Ci scrivevano D’Annunzio e Hemingway

Archiviato in: Informazione, Curiosità — Maurizio ( 11:13 )

Confesso che non lo sapevo. Avete presente Novella 2000? Ma sì, il famoso rotocalco imperniato sul gossip. Bene, lo scorso dicembre ha festeggiato i suoi primi 40 anni. Ma la notizia è un’altra: Novella 2000 originariamente si chiamava semplicemente ‘Novella’ ed era un rotocalco di un certo livello, in quanto ci scrivevano personaggi come Gabriele D’Annunzio ed Ernest Hemingway. Non male no? E ora, reggetevi forte: sapete chi fu che decise la brusca virata editoriale? Sapete chi fu che nel 1967 trasformò quel rotocalco in una delle più famose riviste italiane di gossip? Un certo Enzo Biagi, allora direttore editoriale della Rizzoli. Se seguite il link precedente, scoprirete anche che Enzo Biagi fece assumere in RAI un giornalista italiano oggi molto noto: Emilio Fede. Lo so, quando si parla di cultura con la C maiuscola… Polemiche a parte, Enzo Biagi è stato un grande giornalista e nessuno può negarlo. Ancora mi ricordo la sua intervista al leader libico Muammar Gheddafi dopo la strage di Ustica. Le sue “chiacchierate televisive” sono passate alla storia. I personaggi intervistati? Sofia Loren, Muammar Gheddafi, Michele Sindona, Indro Montanelli, Roberto Benigni, Alì Agca (attentato al Papa Wojtyla), Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Bill Gates, Herbert Kappler, Robert Kennedy, Henry Kissinger, Svetlana Stalin, Shimon Perez… vabbè, la lista è sterminata…

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Giovedì 8 Maggio 2008

Mara Carfagna, Ministro delle “Pari” Opportunità

Archiviato in: Politica, Donne — Maurizio ( 20:03 )


Lo ammetto: non ho resistito. In verità avrei voluto dire: ok, è molto carina, non per questo deve essere stupida, diamogli fiducia. Però poi ho fatto una ricerca in Rete… Non dico cosa si trova se si digita “Mara Carfagna” su Google Immagini. Tralascio. Evito polemiche sterili sul suo passato di valletta e modella. Cito però questa sua frase:
“[…] non c’è nessuna ragione per la quale lo Stato debba riconoscere le coppie omosessuali, visto che costituzionalmente sono sterili […]”
(fonte: Repubblica.it)
Ora, dovete sapere che Mara Carfagna (PDL) sarà il nostro Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità di questo Governo Berlusconi IV (SIC!). Si tratta in sostanza di un ministero creato per abbattere le discriminazioni e le disuguaglianze tra gli individui. Alla voce “pari opportunità” si legge su Wikipedia:
“Gli organi di parità sono strumenti di osservazione, discussione e promozione di politiche di uguaglianza fra i generi (donna - uomo) e fra le diversità (culturali, disabilità, orientamento sessuale, razza).”
Verrebbe da dire: non male come inizio…

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La morte delle lingue

Archiviato in: Società — Maurizio ( 08:05 )

Secondo i dati presenti su siti come Etnologue, Linguasphere e Linguistlist, sono circa 7.000 le lingue parlate nel mondo (6.912 secondo Ethnologue, 7.589 quelle elencate all’interno dello standard ISO 939-3), ma entro la fine di questo secolo metà di queste moriranno. Le lingue, infatti, nascono, vivono e muoiono esattamente come le persone. L’estinzione di una lingua però, implica come conseguenza la scomparsa della cultura ad essa strettamente legata. Molte culture e tradizioni, infatti, sono tramandate verbalmente di padre in figlio:
“Io sogno in Chamicuro,
ma non posso raccontare i miei sogni a nessuno,
perché nessun parla più il Chamicuro.
E’ triste essere l’ultima.”
(Natalia Sangama, anziana donna di lingua Chamicuro)
In Messico sono rimaste solo due persone a parlare l’ayapaneco. Queste due persone hanno litigato e non si parlano più. Il fatto è talmente grave che l’Istituto Nazionale delle Lingue Indigene sta cercando di convincere i due a partecipare ad un progetto d’insegnamento dell’ayapaneco ai giovani della loro comunità. In Australia sono rimaste 3 persone a parlare la lingua yawuru, mentre in Amazzonia 6 persone parlano l’arikapu. Sempre in Australia, è rimasta una sola persona che conosce l’amurdag. Ma questi sono solo alcuni esempi: si stima che ogni due settimane muoia una lingua. Le cause della morte di una lingua possono essere varie:
  • Competizione linguistica (inglese contro francese nelle pubblicazioni scientifiche)
  • Rifiuto di insegnare ai bambini nella loro lingua madre, (vedi il gaelico scozzese)
  • Imposizione di un’altra lingua (ad esempio dichiarandola come unica lingua ufficiale)
  • Sterminio del popolo che parla la lingua (vedi il declino dello yddish)
  • Declino naturale delle popolazioni native e delle loro tradizioni
Da Wikipedia:
“Il processo più comune di estinzione linguistica è un processo in cui una comunità di locutori di una lingua diviene bilingue in un’altra lingua, e gradualmente diventa fedele alla seconda lingua, fino a cessare di usare la lingua originale (esempio antico nella storia d’Italia è il greco in Calabria, dove fino al Cinquecento era la lingua madre della maggior parte della popolazione). Questo è un processo di assimilazione che può essere volontario o forzato su una popolazione. I locutori di alcune lingue, in particolare regionali o minoritarie, possono decidere di abbandonarle per motivi economici o utilitari, in favore di lingue considerate più utili o prestigiose. Le lingue possono anche morire quando i loro locutori vengono spazzati via dal genocidio o dalle malattie.”
C’è da dire anche che il 96% delle lingue esistenti al mondo è parlato soltanto dal 4% della popolazione mondiale. Meno di un quarto delle lingue esistenti al mondo sono utilizzate a scuola o su Internet. Internet - a modo suo - aiuta il processo di estinzione delle lingue. Quali sono infatti la lingue più diffuse in Rete? Il giapponese (37%), l’inglese (36%) e il cinese (8%). La nascita, lo sviluppo e la morte di lingue e culture, sono cicli sempre esistiti. Non stiamo parlando di un fenomeno recente come alcuni credono. La storia descrive la nascita, la vita e la morte di parecchie civiltà, come gli aztechi, i maya, gli incas, i micenei, i dorici, gli ittiti, gli assiri, i babilonesi, i fenici etc. Probabilmente la globalizzazione ha una certa influenza sulla sopravvivenza delle lingue, ma si tratta comunque di processi essenzialmente inevitabili. Oggi infatti identifichiamo la globalizzazione con le aziende multinazionali come Adidas e Nestlè, ma già i fenici (XII sec. a.C.), erano famosi per la loro abilità nel commercio al di fuori dei loro confini. Quando muore una lingua, scompare la cultura della popolazione che la parlava. La salvaguardia delle culture e delle civiltà è un tema importante e da non sottovalutare.

(questo post è dedicato a Marco e a tutti coloro che come lui vedono minacciata l’identità nazionale dalle invasioni degli stranieri)

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Mercoledì 7 Maggio 2008

Tastiera batterica: quando lavorare fa male alla salute

Archiviato in: Salute, Lavoro, Scienza — Maurizio ( 07:44 )

Contiene una carica batterica 5 volte più alta di quella presente sulla tavoletta del water e 150 volte più alta del limite massimo per evitare danni alla salute, che cos’è? Il cassonetto dei rifiuti? Una discarica? No, la tastiera del computer. Uno studio londinese è arrivato a questa conclusione analizzando la superficie delle tastiere degli uffici britannici. Le cause sono principalmente due: l’abitudine di mangiare davanti al computer e quella di non lavarsi le mani quando si va al bagno. Nelle tastiere analizzate sono stati trovati stafilococchi, coliformi ed enterobatteri. Londinesi zozzoni? Non credo: sarebbe interessante analizzare le tastiere degli uffici italiani. Lo dico sempre che lavorare fa male alla salute! :-D

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Martedì 6 Maggio 2008

Yahoo? No grazie, parola di Microsoft

Archiviato in: Google, Web, Monopolio — Maurizio ( 07:10 )

Microsoft non compra più Yahoo. Quelli di Redmond si sono stufati. Jerri Jang (fondatore di Yahoo) ha altri progetti in testa. Intanto a Wall Street le azioni Yahoo colano a picco, bruciando 8,7 miliardi. Io non conosco le idee di Jang sul futuro di Yahoo, ma una cosa è certa: l’acquisto da parte della casa di Redmond avrebbe ricreato una sorta di equilibrio di forze tra i motori di ricerca. Già, perché oggi, il monopolio Google non lascia scampo: dal suo sito parte oltre il 70% di tutte le ricerche effettuate su Internet. Analizzando le quote di mercato pubblicitario, il predominio di Google è evidente. Non sembra, ma alla lunga, i monopoli fanno male. Soprattutto per l’utente finale.

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Lunedì 5 Maggio 2008

L’invasione

Archiviato in: Società, Immigrazione — Maurizio ( 08:00 )

Ieri nel vagone della metro ho fatto la seguente considerazione: accidenti quanti turisti che ci sono qua dentro. Inevitabilmente mi sono ricordato della paranoia di Marco per l’invasione degli stranieri. Allora - rivolgendomi verso Simona con tono ironico - ho detto: «pensa se Marco fosse qui ora». E lei: «già, mi sa che siamo gli unici che parlano italiano qua dentro». A quel punto la riflessione è venuta spontanea: «pensa, tra 10 anni questo vagone sarà occupato solo dagli stranieri. Tutti parleranno lingue diverse. L’unico che parlerà ancora italiano sarà lo speaker della metro, che con tono cantilenante dirà: “prossima fermata, Vittorio Emanuele, uscita lato… destro”».

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Domenica 4 Maggio 2008

Quei milionari nullatenenti (L’Espresso)

Archiviato in: Scandali, Giustizia, Corruzione — Maurizio ( 14:39 )

Vorrei permettermi di suggerire un interessante articolo di Paolo Biondani uscito sull’Espresso (23 aprile 2008).

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Sabato 3 Maggio 2008

Santoro “offende” ad Annozero: editto bulgaro-2?

Archiviato in: Informazione, Televisione — Maurizio ( 09:54 )

Polemiche infuocate dopo la puntata di Annozero di Santoro. L’ignobile Santoro ha avuto l’ardire di mostrare alcuni spezzoni video della giornata del V2-Day di Beppe Grillo. In quegli spezzoni Grillo se la prendeva con “Morfeo” Napolitano (il Presidente della Repubblica che “dorme e ogni tanto monita”) e l’oncologo Veronesi (colpevole di aver negato le conseguenze negative degli inceneritori per la salute pubblica). Immediata la reazione aggressiva di Sgarbi (ospite della trasmissione) e la successiva critica da parte del presidente della RAI Petruccioli. Sgarbi chiede l’intervento dell’AGCOM (sì, esatto, quell’ente inutile che dovrebbe fungere da Garante e che invece dorme profondamente quando si parla di telefonia, ADSL, monopoli e via dicendo). Secondo Petruccioli, Santoro sarebbe reo di aver utilizzato un servizio pubblico per offendere e diffamare il Presidente della Repubblica Napolitano e il professore Veronesi. Premesso che - a mio avviso - Beppe Grillo ha ragione da vendere a prendersela con il Presidente e con Veronesi, c’è da dire che Santoro ha semplicemente fatto il suo lavoro: il giornalista. Santoro infatti ha semplicemente riportato quanto accaduto il 25 aprile a piazza Castello a Torino. Santoro ha solo fatto informazione. Evidentemente, per il presidente della RAI Petruccioli, la televisione di stato va bene per trasmissioni come l’isola dei famosi, ma non va bene per fare informazione. Santoro stai molto attento, il governo è nuovamente cambiato e ci sono nuovi rischi. Editto bulgaro-2?

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Venerdì 2 Maggio 2008

Dichiarazioni dei redditi online: Beppe Grillo non ci sta

Archiviato in: Informazione, Tasse, Economia — Maurizio ( 10:07 )

Apprendo oggi che mercoledì scorso, l’Agenzia delle Entrate ha reso pubblici su Internet i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2006 di tutti gli italiani. La cosa è durata poche ore, in quanto il Garante della Privacy - fulmineo - ha bloccato tutto. Ma la Rete si sa, è democratica, perciò i dati, una volta pubblicati restano su Internet. Benedetto peer to peer. Sulla Rete, ogni cosa che dici viene memorizzata, ne resta traccia. Non puoi sgarrare. È la potenza di Internet. Dico subito la mia: ho sempre pensato che la storia della privacy fosse una cagata pazzesca (per dirla alla Fantozzi). Ho sempre pensato che l’unico scopo di quella legge fosse la tutela degli intoccabili. Fosse per me, renderei pubblici anche i conti correnti bancari. Altro che privacy. Che poi diciamocelo, la legge sulla privacy non tutela una mazza. Infatti basta dare il consenso - obbligatorio - e puff, sparisce la privacy. Se non autorizzi non puoi inviare curriculum, non puoi aprire un conto corrente, non puoi stipulare una polizza assicurativa, non puoi fare nulla. Quindi, la legge sulla privacy è una presa in giro. Tanto per essere chiari. Nei paesi civili come la Finlandia, la Svezia e… l’Italia, i dati relativi ai redditi sono pubblici. L’Italia? Esatto. Infatti il DPR del 29 settembre 1973, n. 600, art. 69 recita:
“[…] Il Ministro delle finanze dispone annualmente la pubblicazione degli elenchi dei contribuenti il cui reddito imponibile è stato accertato dagli uffici delle imposte dirette e di quelli sottoposti a controlli globali a sorteggio a norma delle vigenti disposizioni nell’ambito dell’attività di programmazione svolta dagli uffici nell’anno precedente […]”
ma soprattutto:
“[…]Gli elenchi sono depositati per la durata di un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i comuni interessati. Per la consultazione non sono dovuti i tributi speciali di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 648 (34) […]”
Quindi, l’Agenzia delle Entrate, pubblicando su Internet i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2006, ha solo applicato la legge. Però questa trovata non è piaciuta a molti italiani. Già, ricordiamoci che il nostro Paese può vantare un’evasione fiscale stimata in circa 270 miliardi di euro. Vediamo… il debito pubblico è di circa 1.622 miliardi di euro. 270 x 6 = 1.620. Spese permettendo, in soli 6 anni se tutti pagassero le tasse, il debito pubblico sarebbe azzerato (SIC!). Insomma, una volta che il fisco fa una cosa lodevole, cosa fa Beppe Grillo? Scrive queste stronzate:
“[…]Follia, questa è follia. Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento. Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.[…]”
Suvvia, Grillo… vorresti davvero far credere a chi ti legge che la criminalità organizzata ha la necessità di consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate per scoprire a chi far pagare il pizzo? Ma ritieni davvero così idioti coloro che ti leggono? Dai, per favore, non spararle così grosse! Sii bravo. Io condivido quasi tutto ciò che dice Grillo, però a volte, il comico genovese si lancia in discussioni populistiche e demagogiche, ammettiamolo. Questo post di Grillo è emblematico. O no?

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Giovedì 1 Maggio 2008

Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire

Archiviato in: Lavoro, Feste, Eventi storici — Maurizio ( 09:55 )

Buon primo maggio a tutti. “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu lo slogan coniato in Australia nel 1855 dalle organizzazioni dei lavoratori. Una volta le condizioni dei lavoratori erano pessime: si lavorava dalle 10 alle 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. Il primo maggio 1866, a Chicago, i sindacati organizzarono uno sciopero per rivendicare la giornata lavorativa di 8 ore. Il 3 maggio gli scioperanti si incontrarono davanti alla fabbrica McCormick e vennero attaccati dalla polizia. Gli operai allora organizzarono un presidio a Haymarket Square. La polizia ordinò alla folla di disperdersi. Un ordigno esplose e morirono 12 persone e 7 poliziotti. La polizia aprì il fuoco sulla folla, ferendo dozzine di persone e uccidendone 11. Più tardi, il primo maggio venne dichiarato festa dei lavoratori. La festa del primo maggio venne sospesa solo durante il ventennio fascista. 10 anni dopo, nelle fabbriche si lavorava ancora 11-12 ore in media, mentre nelle piccole imprese si lavorava anche 15-16 ore al giorno. Nel 1900 negli USA, la maggior parte degli operai lavorava ancora 10 ore al giorno. In Italia per molto tempo fu in vigore il regio decreto 992/1923 che fissava il tetto massimo dell’orario lavorativo in 8 ore giornaliere e 48 ore settimanali (più 12 ore settimanali di straordinari). Le 40 ore settimanali furono una conquista che si ottenne molti anni dopo, esattamente nel 1969, grazie a successive dure lotte ed accordi contrattuali. I primi furono i metalmeccanici, che con il contratto nazionale del 1969 ottennero aumenti salariali uguali per tutti, e la riduzione d’orario a 40 ore settimanali. In quegli anni gli operai erano di sinistra, non votavano la Lega ed erano rappresentati dal simbolo del martello nel logo del partito comunista (oggi il martello è stato tolto e D’Alema, Occhetto, Veltroni, Bertinotti, Mussi e compagnia hanno spazzato via definitivamente la sinistra dall’Italia). Successivamente si adeguarono tutte le altre categorie. In Italia le 40 ore settimanali vennero sancite per legge solo nel lontano 1997 (legge 196/1977). Nel 1993, la Comunità Europea, con la direttiva 93/104/CE, stabilì il tetto massimo dell’orario lavorativo in 48 ore settimanali (compresi gli straordinari). Tale direttiva venne modificata con quella del 2003, confermando il tetto delle 48 ore. L’11 maggio 2005 però, la Commissione Barroso presentò una modifica alla direttiva del 2003. In tale modifica si portava il tetto massimo da 48 ore a 65! I paesi che spingevano a favore dell’aumento del tetto massimo erano la Gran Bretagna e alcuni paesi dell’Europa dell’Est. La modifica non passò, ma è stato comunque un attacco ai diritti dei lavoratori da non sottovalutare. Ricordiamoci che i nostri diritti non sono acquisiti per sempre. Occorre sempre vigilare (vedi la vicenda dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori). Mai abbassare la guardia.

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